Tutti gli sviluppatori di giochi a tema horror cercano di mirare al periodo immediatamente prima, durante e dopo Halloween (vedasi per esempio The Beast Inside). Questa festa, che fino a una decina di anni fa era quasi esclusivamente Americana, è ormai stata impressa nella mente di tutti noi grazie alla macchina commerciale, sempre in cerca di nuovi eventi a tema per spingere le vendite.
Song Of Horror è un titolo indie che si affaccia sul mercato alla vigilia della festa delle zucche con la promessa di offrire un’avventura survival/horror ogni volta diversa grazie ad una IA particolare … scopriamo insieme di che si tratta!
La Musica Dell’Orrore
La trama viene avviata nei primi minuti di gioco grazie ad una serie di immagini semi-statiche ed una voce fuori campo. Il nostro protagonista porta il nome di Daniel Noyer: è un dipendente della società Wake Publishing e un venerdì sera viene chiamato dal suo responsabile, piuttosto allarmato perchè un famoso scrittore dello studio, Sebastian Husher, sembra sparito dalla circolazione. Questi doveva consegnare un manoscritto durante la settimana, ma qualcosa deve essere andato storto. La richiesta del capo è quindi quella di presentarsi alla dimora dello scrittore per prelevare il prezioso testo e portarlo in ufficio il lunedì successivo. Daniel, si scopre, non possiede esattamente il profilo dell’eroe: un passato da alcolizzato, un divorzio alle spalle, problemi finanziari. Dopo questa sua introspezione conclude che fare il fattorino il venerdì sera forse non è così male ed accetta l’incarico.
Arrivato nei pressi dell’enorme maniero coloniale di proprietà dello scrittore, risulta subito chiaro che qualcosa non quadra: la porta di casa è aperta e nessun essere vivente risponde agli appelli. Non appena varcata la soglia, si ode subito una tetra melodia proveniente delle mura dell’edificio: incuriosito il nostro fattorino improvvisato si addentra nell’oscurità e va alla ricerca della sorgente del suono. Sfortunatamente non sa ancora che la fonte della musica è maledetta e lo condurrà verso un oscuro cammino, che sconvolgerà la sua vita così come quella degli altri personaggi del gioco…

Gameplay
Song Of Horror è un’avventura divisa (e venduta) in episodi separati, ma con una trama condivisa che prosegue tra i capitoli abbastanza linearmente. Il primo capitolo prosegue dopo la breve fase iniziale in cui Daniel scompare, quando si rende subito necessario scegliere un personaggio giocante tra altri 4.
Questa selezione viene goffamente presentata al giocatore senza troppe spiegazioni: ad un certo punto Daniel rimane bloccato nel maniero (non vi diciamo come per evitare spoiler) e nella scena successiva dobbiamo scegliere un personaggio tra 4, di cui 3 assolutamente sconosciuti. Questa parte si poteva gestire meglio.
Se dalla premessa per un attimo avete pensato che si tratta dell’ennesimo gioco “rogue-like” vi sbagliate di grosso. Tralasciando la componente survival (di cui parleremo tra poco) Song Of Horror si presenta come una avventura grafica abbastanza lineare che include esplorazione, raccolta di oggetti, lettura di indizi, risoluzione di enigmi. La visuale è in terza persona con telecamere fisse piazzate strategicamente in tutti gli ambienti, ma per le zone più estese manifesta anche un certo dinamismo e segue direttamente il giocatore. Generalmente la visuale è efficace, ma talvolta il repentino cambio di prospettiva può causare disorientamento.

Divide Et Impera
La scelta dei personaggi è per gran parte cosmetica dato che non cambiano gli enigmi e non cambia la storia, però arricchisce di alcune sfaccettature i vari indizi raccolti. Quando si osservano gli elementi interattivi di gioco ogni personaggio infatti reagirà in modo diverso, sulla base al suo passato, mestiere e conoscenze. Il tecnico degli allarmi per esempio sarà in grado di arricchire con aiuti aggiuntivi le osservazioni su oggetti elettronici, e così via. Trattandosi di un’avventura horror classica, quasi tutto avviene al buio o comunque con una fievole illuminazione. Ogni personaggio per fortuna dispone di una fonte di luce (torce, accendini, candele, etc.) che uno dei tutorial iniziali chiarisce subito essere inesauribile: niente ricerca di pile o candele qui. Il gioco scorre fluido e senza incertezze, gli enigmi sono ben elaborati e si attestano su un livello di difficoltà medio: niente di troppo complesso. Risolverli senza aiuti è una seria possibilità che è anche piacevole percorrere. Se durante le varie esplorazioni il personaggio in uso dovesse morire, sarà comunque possibile continuare l’episodio con gli altri. Tutti gli oggetti ed indizi verranno riposti in una borsa nella stanza dove il personaggio è deceduto che sarà sufficiente raggiungere con il nuovo per proseguire. Attenzione però: morti tutti i personaggi l’Episodio andrà ricominciato daccapo!

Survival …
Parliamo ora alla famigerata IA che impersona la “Presenza” maligna che affligge la storia del gioco. Poco dopo l’inizio si farà la conscenza con questa entità oscura, che cerca talvolta di attaccare il giocatore in modi diversi. Nel primo episodio si manifesta in due modi distinti: cercando di sfondare porte, oppure invadendo la stanza in cui si trova il giocatore. In entrambi i casi occorre reagire tramite degli pseudo minigame: bloccando la porta con il proprio corpo per chiuderla oppure nascondendosi in posti ristretti (armadi, tavoli) e controllando l’ansia del personaggio; si tratta fondamentalmente di prove di riflessi durante le quali occorre premere velocemente dei tasti oppure sincronizzare la loro pressione con altri elementi (come il respiro affannoso del giocatore).
L’asserzione che ogni partita è differente è data dal fatto che la Presenza compare sulla base delle azioni del giocatore, anche se, sinceramente, non abbiamo percepito intelligenza nelle sue azioni e ci è sembrata semplicemente casuale. Nel secondo episodio le modalità in cui il male si manifesta cambiano: si farà anche la conoscenza diretta con terrificanti mostri che possono solo udire suoni, con altrettante altre mini-prove con meccaniche simili alle precedenti. Insomma a conti fatti non c’è granchè di innovativo, ma funziona.

… o Nonsurvival
Anche se in genere queste prove non sono troppo invadenti (essendo veloci è possibile finire il primo capitolo in pochi minuti incontrando pochissime volte la Presenza), ci sono casi specifici che danno fastidio. Parliamo di alcune sporadiche scelte sparse per i livelli che causano la morte immediata del personaggio. Facciamo un esempio: in una stanza c’è un telo sopra un grosso oggetto; interagendo ci viene chiesto se si desidera levarlo – scegliendo sì viene causata la morte immediata del personaggio. Sinceramente queste situazioni sono esigue (durante il primo episodio se ne trovano appena un paio), però se affrontate in un momento critico, magari mentre si sta usando l’ultimo attore disponibile, possono causare frustrazione ed un senso di ingiustizia dato che non c’è alcuna possibilità di prevedere l’esito delle azioni compiute.
In generale per fortuna il gameplay scorre fluido con alcuni enigmi interessanti ed elementi esplorativi di rilievo che ci hanno decisamente divertito e convinto.

Comparto tecnico
Song Of Horror è stato sviluppato con il solidissimo Unreal Engine 4. La grafica 3D in generale è molto convincente, specialmente quella degli ambienti che è curata e caratteristica, con degli effetti di luce ed ombre molto suggestivi. I modelli dei personaggi e dei nemici sono ben realizzati, ma animati in maniera leggermente più grezza, questo limite si avverte in particolar modo nelle espressioni dei volti – trattandosi di un indie cmq è tutto decisamente sopra la media.
Il comparto audio include alcune tetre musiche di sottofondo azzeccate, anche se un poco anonime e ripetitive, mentre gli effetti sonori sono eccellenti e riescono a ricreare la giusta atmosfera.
Il parlato, esclusivamente in inglese, sfoggia attori poco convincenti, mentre i sottotitoli in italiano sono sfortunatamente assenti…

Concludendo…
Song Of Horror ci è piaciuto, perché riesce ad offrire un’esperienza da avventura grafica “vecchio stile”, ma con un pizzico di elementi survival che non stonano. L’elemento più distintivo di un gioco horror è l’atmosfera, comparto in cui questo titolo esce vincente grazie ad una sezione tecnica di pregio. Per coloro che apprezzano del sano horror senza splatter ci sentiamo di raccomandare caldamente Song Of Horror: non resteranno insoddisfatti. Nonostante la scelta un po’ dubbia di vendere separatamente i capitoli (per il momento due) …